L’impero nascosto, Daniel Immerwahr

Di questo davvero ottimo libro ho già scritto qui, raccontando delle implicazioni alimentari di una guerra non tra le più note, quella combattuta dagli Stati Uniti nelle Filippine a fine XIX secolo.

A essere precisi, di Stati Uniti ho scritto parecchio negli ultimi tempi, qui sul blog ma soprattutto altrove, ci sarà tempo per fermarsi con calma sulla questione, ma oggi mi voglio dedicare al libro di Immerwahr. Dall’Impero nascosto c’è moltissimo da imparare sia sui contenuti, sia sul metodo.

Di cosa si tratta? Immerwahr, che insegna alla Northwestern University, è uno storico esperto di Stati Uniti e in questo lavoro racconta la crescita impetuosa della potenza americana negli ultimi meno di due secoli, esaminando le sue conquiste internazionali, concentrate in buona percentuale tra isole e zone costiere dell’Oceano Pacifico.

Qui serve una carta geografica, che rovesci la nostra abituale prospettiva eurocentrica:

Alaska, Hawaii, Filippine, Puerto Rico, Guam… sono tutti territori/isole parte, ex-colonie, protettorati insomma strettamente vincolati agli USA, la cui storia passa molto da questi mondi pacifici. Guardate a questa mappa e pensate alla Seconda Guerra Mondiale, che gli Stati Uniti iniziarono a combattere prima di tutto contro il Giappone. Immaginate l’importanza strategica delle isole del Pacifico. Ecco, Immerwahr non immagina, spiega. E lo fa bene, con uno stile ficcante e spesso capace di ironia. Io ho letto la traduzione italiana (Einaudi), molto buona. C’è tantissimo altro, a raccontare come e perché gli Stati Uniti siano ovunque, culturalmente e geograficamente, possano essere definiti un impero, certo non paragonabile a quelli di età moderna; la storia prende strade nuove.

Metodo. Abbiamo ormai quasi tutti imparato che il mondo è connesso, cosa molto chiara se pensiamo alla storia recente a stelle e strisce, e dunque il Pacifico non può bastare, e infatti a Immerwahr non basta. Uno dei suoi grandi meriti in questo ottimo libro è di raggiungere l’obiettivo per me primario del lavoro dello storico: ridurre la complessità senza tradirla. Un esempio, questa volta Atlantico. Quando l’esercito americano si impegnò in Europa nella Seconda Guerra Mondiale, trovandosi a gestire materiali e logistica si presentarono problemi enormi. Fu il caso delle viti: quelle americane avevano una filettatura diversa di quelle inglesi e si rivelavano inservibili. Problemi simili erano sorti anche all’interno degli Stati dell’Unione. Non sono questioni da poco, e anche da simili impasse passa la storia del mondo. Immerwahr lo sa bene, non lo dimentica e lo spiega. Utilizza le mappe e le immagini, dosa con grande equilibrio le citazioni.

Un libro che merita la lode.

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