Elezioni in tempo di guerra: il presidente Abraham Lincoln (1864)

Inizio a scrivere queste righe al primo mattino di giovedì 8 ottobre. Sono e saranno giorni nei quali il mio interesse per la news è catturato in grossa percentuale dalle prossime elezioni americane. Anticipiamo subito quello di cui scriverò e torniamo poi indietro per qualche commento. Vi racconterò di un’elezione tra le più straordinarie della storia: la scelta del presidente degli Stati Uniti in piena Guerra Civile (1861-1865).

Torniamo indietro per qualche commento. Chi si interessa di Stati Uniti, o più in generale di mondo, probabilmente sa che siamo in periodo di dibattito tra candidati alla presidenza e alla vice-presidenza. Il mio informatore preferito, a questo proposito, è Francesco Costa, vicedirettore del Post sempre molto attento alla storia. Oltre al suo sito e al suo blog, consiglio vivamente di seguire il suo profilo Instagram.

Oggi giovedì 8 ottobre sappiamo che il presidente/candidato Donald Trump ha il Covid e 74 anni e che il candidato Joe Biden sta per compiere 78 anni. Alla luce di questi dati di fatto, risultano molto importanti le figure dei candidati vice-presidenti Mike Pence (1959, vice-presidente in carica) e Kamala Harris (1964): potrebbero nei prossimi anni, addirittura mesi, trovarsi a fare i presidenti. Non sarebbe la prima volta.

La menzionata positività al Covid di Trump ha fatto risuonare da più parti la domanda: possibile che le elezioni vengano rinviate? Non sono tempi in cui ci si sente di escludere un’eventualità di qualsiasi tipo, ma possiamo dare l’ipotesi quantomeno per improbabile, anche perché, come hanno detto e scritto in molti, le elezioni si sono fatte persino in piena Guerra Civile. Ed eccoci entrare nel mezzo delle cose di questo post: le elezioni si sono fatte persino in piena Guerra Civile ho appena scritto, dunque quando si combatteva in territorio statunitense, con un fronte diviso e mobile, in battaglie assai cruente.

Le ventesime elezioni americane erano in calendario per martedì 8 novembre 1864. La Guerra tra Unionisti e Confederati stava prendendo una piega spiccatamente favorevole al Nord (Unionisti), specie dopo la battaglia di Atlanta (22 luglio 1864), nella quale il già provato esercito degli Stati del Sud soffrì un enorme numero di perdite. Gli storici sono concordi nel ritenere tale battaglia un punto di svolta per la riconferma di Lincoln, prima di allora data per improbabile alla luce degli eccessivi costi in vite umane del conflitto. Il presidente Abraham Lincoln (1809-1865) poteva dunque guardare con speranza crescente e fino a qualche mese prima dell’estate 1864 probabilmente inattesa alla vittoria dell’Unione. Si ripresentò come candidato del partito repubblicano, il suo avversario fu George McClellan (1826-1885). I due non andavano affatto d’accordo. McClellan era stato per un periodo comandante in capo dell’esercito unionista, avrebbe in questa veste dovuto obbedire al suo presidente, Lincoln appunto. Scrivo “avrebbe” perché di fatto non lo fece: andò avanti di testa propria, insubordinato e persino supponente. Fu rimosso dall’incarico e si presentò come candidato alla presidenza, cercando di opporsi all’intransigenza di Lincoln mostrandosi quale sostenitore della pace, proteso a ogni sforzo per chiudere la Guerra Civile. Lincoln, al contrario, rimase fermo nel proposito di ottenere dai Confederati una resa senza condizioni. Come anticipato, era questa una posizione rischiosa e considerata perdente, ma la scelta di rimanere coerenti si rivelò, in termini elettorali, un successo.

Nonostante la Guerra, gli elettori si presentarono in buon numero alle urne. Votò infatti il 73,8% degli aventi diritto al voto. Certo non si possono paragonare le mele con le pere, certo la individuazione degli “aventi diritto al voto” è cambiata enormemente nel corso degli anni, ma se date un’occhiata qui vi renderete conto di come tale percentuale sia molto lontana da quelle cui siamo abituati oggi. A eleggere Trump nel 2016 è stato, per esempio, il 55,67% degli elettori. Per gli altri numeri, guardate pure il link che vi ho appena proposto.

Perché mele e pere? Perché a votare negli Stati Uniti del 1864 erano in pochi.

Non i neri, che il diritto al voto lo avrebbero ottenuto con il XV emendamento (1870): “Sezione 1 – Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o limitato dagli Stati Uniti o da qualsiasi Stato in ragione della razza, del colore o della precedente condizione di schiavitù”.

Non le donne, che lo avrebbero ottenuto con il XIX emendamento (1920): “Sezione I – Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o disconosciuto dagli Stati Uniti o da uno degli Stati a motivo del sesso”.

Non gli elettori degli undici Stati confederati e quindi ribelli, che in quanto tali furono esclusi dai conteggi.

I votanti furono in totale poco più di 4 milioni e Lincoln vinse con il 55% dei voti, ma più della percentuale del voto popolare, sappiamo che negli States importa il voto diviso per Stati, visto il sistema maggioritario tuttora vigente. Qui il suo successo fu molto più netto: Lincoln vinse in 22 stati, McClellan in 3. Quelli di Lincoln sarebbero stati addirittura 24, ma non furono conteggiati i voti raccolti nei distretti militari occupati dall’Unione negli Stati secessionisti della Louisiana e del Tennessee. Fu, insomma, un trionfo del presidente uscente, rafforzato da un successo quasi plebiscitario nel voto dei soldati: lo scelse infatti il 75,8%, a scapito di un ex-comandante in capo mai troppo amato e soprattutto mai troppo stimato.

Il secondo mandato di Lincoln prese formalmente il via il 4 marzo del 1865, ma appena 42 giorni dopo il presidente cadde vittima di un mortale attentato. Ferito la sera del 14 aprile (venerdì santo), Lincoln morì la mattina seguente. Gli succedette in carica il presidente Andrew Johnson (1808-1875), che portò a termine la legislatura. Nelle elezioni successive (1868) sarebbe stato eletto Ulysses S. Grant (1822-1885), comandante in capo dell’esercito dell’Unione durante la Guerra Civile.

Difficile indicare i riferimenti bibliografici per questo post, poiché di storia americana e di storia della Guerra Civile in particolare leggo un sacco. Anyway, non da sottovalutare le varie voci di Wikipedia, fatte generalmente bene e dotate di un buon apparato di note, che consente approfondimenti e verifiche (fidatevi). Per dare un unico titolo, ecco qui il libro che sto studiando da parecchio tempo, andando avanti e indietro tra le sue più di mille pagine: Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana.

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