Marché d’Aligre – Paris

La prima volta ci sono capitato per caso. 2016. Ero a Parigi per lavoro, a studiare la storia dell’alimentazione soprattutto grazie alla ricca collezione di storia e antropologia del Quai Branly, probabilmente il mio museo preferito. E a ragionare di storia all’interno di quella impareggiabile istituzione che è l’Ecole des hautes études en sciences sociales. Ma non divaghiamo. Si era detto, ero a Parigi per studiare e con me c’erano anche Chiara e Mateja, almeno per buona parte dei tre mesi che ebbi la buona sorte di passare là. La non facile ricerca di un appartamento si risolse in un bellissimo bilocale vicino alla piazza della Bastiglia. Fo E studiando sulla carta i dintorni, scoprii che a poche centinaia di metri dal nostro charmant domicilio si trovava il piuttosto celebre Marché d’Aligre, un mercato che nella realtà sono due mercati. Il primo, coperto, si chiama Marché Beauvau; il secondo, scoperto si sviluppa su place d’Aligre e lungo la vicina  rue d’Aligre (siamo nel XII arrondissement, per chi fosse interessato alla geografia urbana).

Ci andai, per scoprire vere delizie. Ricordo ancora una cena fredda (ero da solo), che mi preparai prima nella mente e poi sul piatto. Uscito dalla biblioteca, rientrato verso casa in metro, mi precipitai al mercato coperto a comprare formaggi, verdure e birra artigianale, poi nella sontuosa panetteria mi conquistai la baguette appena sfornata anche se era ormai ora di cena. Parentesi. Quanto gusto quella baguette lì penso che forse dovrei smettere di fare il pane in casa e affidarmi ai professionisti, ma poi ricordo che non vivo in Place d’Aligre. Ma riveniamo alla mia spesa. Tornato a casa giocai alla mise en place solitaria e preparai delle tartine belle da vedere e buone da mangiare. Ricordo ancora gusti e sensazioni.

Ho ripensato a quella cenetta per me stesso mentre sto leggendo un articolo della rivista “Food Culture & Society”, nel quale si scrive della scrittrice americana Laurie Colwin e di come nel suo concetto di “domestic sensualism”, una sorta di piacere delle cose semplici nel quale la cucina gioca la parte del leone, la colazione solitaria ha un ruolo fondamentale. Così ho interrotto la lettura e mi sono messo a scrivere questo post.

Siamo ritornati a Parigi poco tempo fa, primi di agosto 2018, con l’obiettivo di fare da guide alla mia mamma, detta nonna Giuliana, che a Parigi mai era stata e la sognava. Grazie ad amici francesi abbiamo trovato un appartamento in affitto nella stessa zona del 2016, ancora più vicina al mercato. Lo avevamo già sperimentato due anni fa, per l’ultimo periodo dei tre mesi di cui sopra. Ed è stato proprio il Marché d’Aligre il primo posto parigino che ho voluto far vedere a mamma. Ho scoperto che il mercato coperto è parzialmente chiuso in agosto, ma in maniera intelligente: siccome l’offerta è ampia, rimane aperto uno di tutto. Almeno una pescheria (questa volta non l’abbiamo sperimentata, ma al tempo sì), un paio di macellerie, una bottiglieria, una formaggeria. Quanto a frutta e verdura, il mercato all’aperto garantisce un’offerta clamorosa. Pure la mamma, cuoca curiosa, esperta e sontuosa, ha confessato di aver visto delle cose per la prima volta in vita sua. Anche l’esperienza del prezzo a caso è da vivere, con frutta e ortaggi pesati nella stessa bilancia per i quali ti viene chiesto di pagare a spanne. Non è economico, ma buono, tanto buono. L’insalata che dura fresca per giorni è un’esperienza che per quanto ripetuta rimane sorprendente. Ma c’è molto altro. Basterebbe guardare gli occhi di una bambina di otto anni da compiere quando addenta un frutto. Ci siamo andati ogni giorno.

Dove la storia in questo post? La storia si fa in luoghi come questo. E comunque:  Étienne François d’Aligre (1727-1788) fu il primo presidente del Parlamento di Parigi all’epoca della costruzione del mercato. Fuggì scampando alla rivoluzione. La decisione di aprire il mercato fu presa da Luigi XVI (documento del 17 febbraio 1777) per sostituire quello stabilito da Luigi XIII il 2 marzo 1643, abbandonato, scrive Luigi XVI, “da tempo immemorabile” a causa degli eccessivi traffico e stazionamento di vetture sull’ampio viale. Subito dopo il provvedimento di Luigi XVI, l’architetto Lenoir iniziò i lavori per la costruzione del mercato coperto e per la piazza. Il nuovo complesso fu inizialmente chiamato Marché de l’Abbaye de Saint-Antoine, perché sorgeva su terreni appartenuti proprio ai religiosi dell’abbazia di Saint-Antoine-des-Champs. Il nome del mercato coperto, Beauveau, ricorda madame Beauveau-Craone, ultima abbadessa in carica prima del trasferimento di proprietà di tali terreni.

Le letture: l’articolo cui faccio riferimento per “l’ispirazione” è Tanfer Emin Tunc, Domestic Sensualism: Laurie Colwin’s food writing, in Food, Culture & Society, 2, 2018, 128-143 (ora lo finisco). Le notizie parigine invece le ricavo da: Dictionnaire administratif et historique des rues de Paris et de ses monuments, Paris, F. Lazare, 1844-1849, pp. 61-62, consultato su Gallica.fr.

 

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