International Beer Day – 3 agosto 2018

Oggi si festeggia il giorno internazionale della birra. Prima che scada la mezzanotte, e dunque quando ancora c’è il tempo per un brindisi a questa importante occasione (ma si accettano sobrie libagioni anche in caso di letture successive), ecco a voi una storia:

I tedeschi bevevano volentieri la birra, a Roma lo si sapeva almeno dalla fine del I secolo dopo Cristo, quando Publio Cornelio Tacito (55 circa-120 circa) nella sua opera Germania scrisse che essi consumavano un liquido ricavato da orzo e frumento, fermentato pressappoco come il vino, diversamente da quanto accadeva nell’Urbe, completamente sconosciuto a nord delle Alpi. Lo storico romano li considerava temperati nel mangiare. Quanto al bere, però, il discorso era ben diverso: «Se si asseconda il loro debole per l’ubriachezza, offrendo quanto desiderano, possono essere vinti coi vizi meglio che con le armi». Durante i banchetti, puntualizzava Tacito, le parole scorrevano in libertà e lo stato di alterazione contribuiva ad aumentare la sincerità, in tal modo ciascuno diceva quello che davvero pensava (in vino veritas, sostenevano proprio i romani). Ma i germani avevano mantenuto comunque l’accortezza di prendere le decisioni il giorno seguente le libagioni, quando gli effetti dell’alcol erano sfumati e non ci si poteva sbagliare per sua colpa.

Sembra di percepire una certa ammirazione per le capacità di tenuta del bevitore nordico, la stessa testimoniata dal filosofo francese Michel de Montaigne (1533-1592), che non fu certo tenero nel descrivere le abitudini dei tedeschi, a suo dire «il popolo più grossolano che oggi vi sia». Si trattava però, aggiungeva Montaigne, di gente capace di convivere senza grande pena con il vizio dell’ubriachezza, tanto è vero che – così nel XVI secolo come ai tempi di Cesare – non v’era ebbrezza capace di far dimenticare ai soldati germanici quartiere, parola d’ordine e grado. E vi era, nel filosofo francese, forse persino un pizzico d’invidia quando rimarcava come la capacità di sbronzarsi senza pretendere di bere del buon vino fosse, tutto sommato, una qualità: non serve avere il palato fine per tracannare, basta accontentarsi e il piacere è lì, a portata di mano.

La foto è del 2017 perché quella del 2018 c’ha il copyright

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