Il menu del Ringraziamento – 1621

Nell’autunno 1620 una piccola e affollatissima nave battezzata Mayflower sbarcò da Plymouth, in Inghilterra, con destinazione British Nord America (all’epoca nota nella sua integrità come ‘Virginia’). A bordo centodue passeggeri, un mix di laici stranieri in fuga da disastri finanziari e di pii cittadini puritani inglesi, scappati qualche anno prima dalla madrepatria verso l’Olanda in seguito a persecuzioni religiose, ora decisi a trovare una nuova Terra Promessa.

A bordo della Mayflower il menu comprendeva: biscotto bianco e nero, pancetta affumicata, merluzzo salato, aringa affumicata, radici varie, grano e pere secche. A contribuire alla varietà del vitto veniva il cibo imbarcato dai passeggeri. Da bere tanta birra, utile anche ai bambini per sostituire l’acqua soggetta a imputridirsi facilmente.

Approdati a Cape Cod, poi ribattezzata Plymouth, i padri pellegrini edificarono molto presto un birrificio e una taverna. La bionda bevanda era un regalo di Dio e come tale andava trattato, godendone nella misura opportuna. Il pericolo dell’eccesso era però dietro l’angolo e nel 1635 fu sancita dal tribunale di Plymouth la prima condanna contro l’ubriachezza. Era l’inizio di una lunga storia.

Prima di godersi la birra, però, i nuovi arrivati avevano da soffrire le pene dell’inferno. Il primo inverno fu atroce, segnato da stenti e carestie costò la vita alla metà dei viaggiatori, passeggeri ed equipaggio.

L’autunno 1621 portò invece un buon raccolto e il governatore William Bradford ordino ai suoi di andare a caccia, così da procurare il cibo per festeggiare e ringraziare il Signore, non da soli, ma con gli indigeni Wampanoag che erano arrivati in aiuto nel momento del bisogno. Eccolo qui, il primo Thaksgiving della storia americana. Una celebrazione religiosa che nei secoli sarebbe profondamente cambiata, mentre i discendenti degli indigeni continuano, a buon diritto, a chiedersi: Che diavolo c’è da ringraziare?

E sulle tavole in quei tre giorni di festa, cosa comparve? Lo possiamo in parte sapere, attingendo alle fonti dell’epoca, in parte fondatamente immaginare, ricostruendo la dieta dei nativi.

Prima di tutto cinque cervi, offerta dei cacciatori Wampanoag, e uccelli selvatici, pure il tacchino. Poi cipolle, fagioli, lattuga, cavoli, carote, forse piselli. Probabilmente mais, servito in pappa o in porridge. Un sacco di frutta fresca, soprattutto di bosco e ovviamente di stagione: prugne, uva, mirtilli neri e rossi, lamponi, uva spina; castagne, faggina, noci.

La parte del leone la fece con ogni probabilità il cibo di mare: un sacco di cozze, tipiche del neo-battezzato New England, forse aragoste, vongole, spigole, ostriche.

Probabile ci fosse pure la zucca, non però in torta (mancavano il burro e il forno dove cucinarla), preparata con latte e miele.

Amici americani ci hanno invitato a passare con loro il giorno del Ringraziamento. Confronteremo i menu.

Thanksgiving

Le notizie sul Ringraziamento si trovano nel dettagliato libro di Peter J. Gomes: Thanksgiving: a Biography of an American Holiday (2015), ma anche sulle pagine web dello Smithsonian Mag o di History Channel.

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